Il mondo lgbt della provincia di Ragusa si è dato appuntamento a Scicli per ricordare, il 17 maggio, la giornata mondiale contro l’omotransfobia. Ad accogliere gli intervenuti è stato Andrea Ragusa, di recente eletto presidente Arcigay Ragusa nel corso del congresso provinciale dell’8 maggio scorso. Presente anche l’Assessora alla pubblica istruzione e alle politiche sociali del Comune di Scicli Simona Pitino. Nel saluto rivolto ai partecipanti Andrea Ragusa ha voluto ricordare come la giornata contro l’omotransfobia si celebra del 2004 e se si sente il bisogno di rinnovare l’appuntamento vuol dire che ancora c’è molta strada da fare. Infatti “l’Italia brancola nell’omotransfobia come non aveva mai fatto prima. E’ una nebbia fitta quest’odio. L’ omofobia è sotto la pelle delle persone che la abitano.
E’ una paura che scatta. Insulti, aggressioni, morti sono una scia. Illuminano una grande domanda: in nome di chi? In nome di cosa? Aggiungo un’altra domanda: “Perchè ci odiano?” La risposta ci viene data da Maria, che fa parte di Bit, collettivo bisessuali Toscana: “La nuova paura, quella che contagia i giorni, i pensieri,è la paura dell’altro. La paura dello specchio. Ti guardi negli occhi degli altri, vedi un coraggio che non hai . Lo trasformi in rabbia, odio, risentimento. Ci odiano perchè siamo liberi”. Poi Anfdrea Ragusa ha proseguito “proprio in questi anni il moltiplicarsi della visibilità delle persone Lgbt, la percezione del movimento prima visto come un’energia minoritaria e successivamente come forza indipendente capace di organizzarsi grazie a delle pratiche forti come il Pride e infine anche la capacità di incidere sull’agenda politica nei territori ha fatto scorrere velocemente questo veleno dell’omofobia e dell’ indifferenza. L’attivista Lgbt, in parte è vero, porta avanti l’interesse della propria comunità. Ma è proprio sul tipo di interesse che si fa intenzionalmente confusione.
Perchè non è mai una richiesta di diritti disinteressata rispetto a tutti gli altri, c’è sempre un elemento di intersezionalità. A proposito di intersezionalità: grazie, dal profondo del cuore, per essere qui oggi. Questa dei diritti è la battaglia di tutti. Siamo convinti che per dire qualcosa sia necessario essere in tanti ma in realtà si può essere anche in pochi e dirla comunque. Sono tempi, questi, che richiedono molto coraggio” E questa la sua conclusione “io, Arcigay dunque, ho nel cuore un desiderio e anche un progetto: quello di dare vita ad un centro di ascolto. Un centro d’ascolto serio dove chi viene possa sentirsi a casa. Per questo chiedo a voi di mettere insieme le forze. E’ necessario! Devono finire i tempi in cui le persone omosessuali venivano relegate ai margini della società. Basterebbe ricominciare da dove siamo partiti. Pensiamo a Stonewall. Attraversare la notte insieme, non importa se è buio e se fa vento. Insieme si può fare. La luce è dentro, basta accenderla. Bisogna mettersi nuovamente in ascolto.
Una cosa chiara come il sole è che il movimento arcobaleno si batte per tutti: per la libertà di essere qualunque tipo di gay, trans, lesbica, bisessuale o etero che tu voglia essere. Si vince poco per volta. Non importa quanto tempo ci vorrà Entriamo nel buio e illuminiamolo. Non si arretra di un centimetro”. (daniele distefano)