La tecnologia all’avanguardia di Neuralink, l’azienda di interfacce cervello-computer fondata da Elon Musk, ha subito un imprevisto. Il primo chip cerebrale impiantato nell’uomo dall’azienda ha riscontrato un problema di funzionamento.
Un post pubblicato sul blog di Neuralink mercoledì ha rivelato che alcuni dei sottili filamenti utilizzati per monitorare l’attività neuronale sembrano essersi disallineati dalla posizione originaria all’interno del cervello del paziente. Le cause di questo spostamento, il numero di quelli coinvolti e le eventuali ripercussioni sulla sicurezza del paziente, sono ancora da chiarire. Neuralink non ha ancora rilasciato una dichiarazione ufficiale in merito. Tuttavia, il post sul blog precisa che il problema è emerso a fine febbraio e che l’azienda è riuscita a compensare in parte la perdita di dati modificando il proprio algoritmo di decodifica dei segnali neurali.
Ricordiamo che l’impianto cerebrale di Neuralink è un dispositivo altamente complesso: è composto da 64 filamenti flessibili che trasportano un totale di 1.024 elettrodi in grado di rilevare l’attività cerebrale. Questi filamenti sono più sottili di un capello umano, pertanto l’operazione di inserimento nel cervello viene eseguita grazie a un robot chirurgico proprietario. L’obiettivo è posizionare i filamenti vicino alle aree di interesse, in modo che i segnali elettrici possano essere registrati e decodificati in azioni volute dal paziente.
Neuralink aveva stupito il mondo a metà marzo pubblicando un video in cui il primo paziente muoveva il cursore con il pensiero, riuscendo persino a giocare a Civilization. Tuttavia, la problematica si era già verificata, stando a quanto emerso di recente. Il Wall Street Journal ha riportato per primo la notizia, e solo successivamente Neuralink ha confermato il problema.
Le cause dello spostamento dei filamenti rimangono sconosciute, ma una delle ipotesi avanzate da fonti vicine al WSJ identifica l’origine del problema nella presenza di aria rimasta intrappolata all’interno del cranio dopo l’intervento. Si tratta di una condizione nota come pneumocefalo, e a quanto pare nelle prime fasi si era persino valutata la possibilità di rimuovere l’impianto.
La situazione sembra essersi stabilizzata senza rischi e necessità di operare nuovamente, tuttavia Neuralink afferma che lo spostamento dei filamenti ha ridotto la velocità di trasmissione dei dati in BPS (bit al secondo), che determina la rapidità e la precisione con cui il paziente può controllare il cursore del computer. L’azienda è successivamente riuscita a ripristinare i BPS al livello precedente al problema modificando l’algoritmo di decodifica.
Secondo quanto riferito dall’azienda, le modifiche hanno permesso di aumentare la “sensibilità dell’impianto ai segnali della popolazione neuronale”, migliorare le tecniche di traduzione di questi segnali in movimenti del cursore e potenziare l’interfaccia utente.
Nonostante l’imprevisto, Neuralink conta comunque di effettuare altri due impianti nei prossimi mesi, per un totale di 10 entro la fine dell’anno.