Comiso – Il giorno dopo la firma dei dazi da parte di Trump, da Comiso, città della pace per eccellenza, si leva un accorato appello che riporta in causa il manifesto di Ventotene, scritto nel 1941 da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni. A farsi portavoce di questo appello è il capogruppo del Pd al Consiglio comunale, Gigi Bellassai. “Un manifesto – afferma – che non è solo un documento storico, ma una visione profetica che ci interroga ancora oggi sul futuro dell’Europa e sul suo ruolo nel mondo. In un periodo di devastante guerra e incertezze, questi pensatori hanno gettato le basi di una riflessione profonda e ambiziosa, dando voce alla speranza di un’Europa capace di superare le divisioni nazionali, i conflitti e le contraddizioni, attraverso un progetto federalista che puntasse alla costruzione di una pace duratura e di un ordine internazionale giusto”.
“Nel Manifesto – ricorda Bellassai – l’idea centrale che emerge è quella di un’Europa che, per evitare il ritorno degli orrori della guerra, deve essere fondata su un’unità politica e istituzionale che superi gli egoismi e gli interessi nazionali. Questo concetto era radicale all’epoca, ma oggi appare come la più grande lezione che possiamo trarre dal passato. Se pensiamo al contesto storico in cui il Manifesto fu scritto — durante la Seconda Guerra Mondiale, quando l’Europa era divisa e devastata — la proposta di una federazione europea sembrava lontana anni luce. Eppure, con il passare dei decenni, l’idea ha preso forma, prima con la creazione della Comunità europea del carbone e dell’acciaio, poi con la nascita dell’Unione Europea.
Le parole del Manifesto non sono mai state così attuali come oggi. Il concetto di federalismo europeo, infatti, va ben oltre la mera costruzione di istituzioni comuni. È una visione di ordine internazionale basato su principi di cooperazione e solidarietà tra i popoli, lontano dalle logiche di predominio ed egemonia che per secoli hanno segnato la storia dell’Europa e del mondo intero. Spinelli, Rossi e Colorni, in maniera illuminata, avevano già compreso che la pace duratura non sarebbe mai stata possibile senza un cambiamento radicale nell’approccio alla politica internazionale. La costruzione di un’Europa unita avrebbe dovuto porsi come obiettivo quello di superare il conflitto tra Stati, sostituendolo con un sistema federale che potesse garantire non solo la stabilità interna, ma anche un ruolo di mediazione e di guida nella governance globale”.
“Oggi – sottolinea Bellassai – siamo di fronte a nuove sfide globali, come la crisi climatica, le disuguaglianze economiche e le crescenti tensioni geopolitiche, che richiedono una risposta unitaria da parte dei paesi europei. L’Europa ha intrapreso un cammino importante, ma non l’ha ancora percorso fino in fondo. Se il progetto europeo vuole davvero realizzarsi pienamente, non può limitarsi a una semplice unione economica o a una moneta comune, ma deve completarsi con una federazione politica, capace di affrontare in modo unitario e deciso le sfide globali.
La vera sfida per l’Europa di oggi è quella di completare questo viaggio, superando le resistenze politiche interne e rispondendo con coraggio alla necessità di riformare le istituzioni europee in modo che possano rispondere alle sfide del XXI secolo. La strada non è facile. Le differenze culturali, politiche ed economiche tra i paesi membri sono evidenti e il percorso verso una maggiore integrazione politica sembra lontano e arduo.
Oggi, come ieri, l’Europa si trova di fronte a una scelta cruciale: continuare sulla strada della frammentazione e dei nazionalismi o proseguire nel cammino verso una federazione europea che possa rispondere alle sfide globali con forza e unità. Il Manifesto di Ventotene ci offre la visione di un’Europa che non solo è capace di garantire la pace al proprio interno, ma che ha anche la responsabilità di promuovere un ordine internazionale più giusto, capace di superare il dilemma tra equilibrio ed egemonia”.