Ragusa – “Internazionalizzazione, concentrazione dell’offerta e sbocchi verso nuovi mercati”. Questo il tema dell’interessante convegno promosso a Ragusa dal Corfilac in collaborazione con Confcooperative Sicilia. L’evento, ospitato nella sede dell’assessorato comunale allo Sviluppo economico, nella zona artigianale di Mugno, ha visto il confronto tra esperti del settore, rappresentanti istituzionali e operatori economici, che hanno avuto modo di discutere le linee guida di strategie innovative per la valorizzazione e la promozione delle produzioni casearie tradizionali siciliane nei mercati nazionali ed internazionali.
Molto interessante l’intervento di Nisio Paganin, presidente caseifici GranTerre leader nella produzione e commercializzazione dei grandi formaggi stagionati italiani (Grana Padano, Asiago, Dop del Parmigiano reggiano), che ha raccontato la propria esperienza come testimonianza per un modello da cui prendere spunto per gli ambiti territoriali iblei e siciliani. Sono intervenuti anche Tommaso Di Matteo, direttore di Sprint Sicilia (Sportello regionale per l’internazionalizzazione del sistema delle imprese) e Gianluca Pierangelini in rappresentanza di Confcooperative Fedagripesca nazionale.
C’era anche il presidente regionale Confcooperative Sicilia, Gaetano Mancini, che ha messo in rilievo la valenza del confronto spiegando come il comparto lattiero caseario rappresenti non solo la storia e la cultura del nostro territorio, ma anche una leva strategica per la crescita economica.
“Il settore lattiero-caseario in provincia di Ragusa – ha detto il presidente territoriale Confcooperative Ragusa, Luca Campisi – ha una lunga tradizione e continua a essere uno dei pilastri dell’agroalimentare siciliano. Abbiamo una rete di più di 100 aziende casearie e cooperative che trasformano questa materia prima in prodotti d’eccellenza, primo fra tutti il Ragusano Dop, una delle denominazioni più prestigiose d’Italia. Inoltre, il settore occupa migliaia di addetti, tra allevatori, casari e operatori della filiera, garantendo un indotto economico significativo per il nostro territorio”. Sono stati snocciolati, quindi, alcuni dati chiave del settore lattiero-caseario ragusano: oltre l’80% delle aziende lavora latte vaccino, ovino e caprino per produrre formaggi tipici e derivati; inoltre, il 40% del latte prodotto viene trasformato direttamente in Sicilia, mentre il resto viene commercializzato fuori regione. La domanda di prodotti caseari siciliani è in crescita, soprattutto all’estero, ma l’export attuale è ancora inferiore al 10% della produzione totale. Ecco perché, è stato spiegato, la cooperazione e l’aggregazione sono strumenti fondamentali. Le cooperative lattiero-casearie dimostrano da anni che fare rete significa migliorare. “Era naturale – conclude Campisi – cogliere l’invito del Corfilac per mettere in evidenza il nostro punto di vista, il punto di vista dei fatti e dei dati”.
L’export è una grande opportunità: al momento, meno del 10% della produzione casearia siciliana viene esportata, ma i mercati internazionali dimostrano un crescente interesse per i formaggi tradizionali siciliani. Investire in strategie di internazionalizzazione, marchi di qualità e promozione all’estero è essenziale per dare maggiore stabilità economica ai produttori e rilanciare il settore. Confcooperative ha spiegato che è stata e sarà sempre al fianco delle imprese e delle cooperative per supportarle in questo percorso.
“Il Corfilac – spiega dal canto proprio la presidente Cinzia Caggia – si è distinto negli anni per il trasferimento dei risultati della ricerca agli attori della filiera lattiero casearia. E intende perseverare in questa sua mission, sviluppando progetti, ricerche, percorsi formativi. Il connubio nato con Confcooperative ha permesso di avviare un percorso collaborativo che va ben oltre il convegno svolto, ha aperto a possibili scenari futuri in cui ricerca e cooperazione possono andare di pari passo per amplificare i risultati sul territorio. C’è bisogno di unione, c’è bisogno di “pensare alto”, ma c’è anche e soprattutto bisogno di restare con i piedi per terra e aiutare la filiera lattiero casearia a districarsi nel complesso mondo del mercato.
La sinergia che ha visto Corfilac e Confcooperative uniti per la splendida riuscita di un convegno sicuramente porterà a ben altri risultati in futuro, per il bene della nostra terra e per un fattivo contributo alla sopravvivenza delle produzioni casearie storiche della Sicilia”. Aggiunge Saro Petriglieri, ricercatore Corfilac che si è occupato tra l’altro di moderare il convegno: “Entusiasmante ascoltare le esperienze così cariche di vissuto riferite da Nisio Paganin, presidente di caseifici GranTerre. Apprendere dai grandi serve per capire fin dove si può arrivare, senza sentirsi inferiori, ma con la consapevolezza di battere strade già cariche di successo che grazie al mondo della cooperazione possono essere ripercorse in modo proficuo. Il dott. Paganin, offendo lo spaccato della sua esperienza, ha anche formulato un grande quesito: “Come mai con tanto latte la Sicilia produce così pochi formaggi?”. Non è semplice dare una risposta, ma abbiamo il dovere di tentare, con l’aiuto di tutti gli attori della filiera”.